L’eliminazione fisica dei calabroni (ci spiegano gli esperti di Gruppo Indaco) può spesso rivelarsi l’unica possibile soluzione reale nel momento in cui ci capiti di trovare un nido di questi insetti in una zona sensibile: l’aggressività manifestata da questi imenotteri, unita all’obiettiva pericolosità delle loro punture, rende inaccettabile permettere che rimanga un nido vicino all’ingresso di casa, nel giardino dove giocano i nostri bambini, o in qualunque area di frequente passaggio di esseri umani. La situazione non è però sempre questa, e nei molti casi in cui sia diversa, vale la pena considerare altre possibilità.

Non dobbiamo infatti dimenticare che, se riusciamo a non concentrarci sui pur veri problemi causati dalla presenza di calabroni nelle nostre zone abitate, possiamo ritrovare per questa specie un ruolo nell’ecosistema di assoluta utilità; sono infatti predatori importanti per mantenere limitato il numero di ragni e altri insetti, e quindi eliminarli tutti significherebbe semplicemente cambiare il tipo di creatura che infesta la zona. É perciò importante valutare sempre se e come effettuare una disinfestazione, anche perché i pesticidi e le sostanze in genere utilizzate per tale scopo sono tossiche, e quindi da non usare con leggerezza.

Un’alternativa tuttavia, per i casi in cui è necessario provvedere ad una regolazione della popolazione di calabroni, esiste: si tratta delle trappole specifiche sviluppate per catturare tali creature. Questo metodo infatti combina diversi vantaggi: da un lato, non immette nell’ambiente sostanze tossiche, sempre indesiderabili, e dall’altro effettua un controllo efficace ma non eccessivo della popolazione, bloccando le vespe erranti ma non distruggendo l’intero alveare. Se disporremo le trappole in inverno, o all’inizio della primavera, avremo buone chance di catturare qualche regina, il che significherà evitare la nascita, entro la fine dell’estate, di svariate migliaia di calabroni.